Archives for category: glu-glu

<!– Octopus and sparkling white wine –>

Spaghetti with baby octopus (purpetielli). A
whole bottle of prosecco (sparkling white wine). I’m half drunk. Like a chick,
what the heck.

Spaghetti coi purpetielli. Una bottiglia intera
di prosecco. Sto mezzo ubriaco. Comme ‘na femmena, eccheccazz.

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<!– Basilico e peperoncino –>



My basil in bloom
My hot peppers

È un’estate strana: un po’ mesta, un po’ riflessiva. Noiosa. Un po’ di
lavoro, poco divertimento e un bel secchio di problemi in famiglia (‘e figli so’ piezz’e core, ‘e mamme pure chiù
assaje
).

Mi consolo cucinando leccornie, per me e per gli ospiti che ogni tanto mi
allietano con la loro presenza. Ma chi ha voglia di rimanere ai fornelli per ore
con il caldo che fa? Preferisco preparare piatti veloci. Ecco l’ultimo,
creazione estemporanea dettata dagli ingredienti disponibili. Si tratta di una
variazione estrema sull’aglio e olio – un filone inesauribile.

Cappelletti estivi alla Juan

Per 2 persone:


  • 250 grammi di pasta (piatto unico). Io ho usato i Cappelletti di Garofalo.

  • olio d’oliva;

  • 2 spicchi d’aglio;

  • Una manciata di gherigli di noci

  • 100 grammi di pancetta a dadini;

  • 150 grammi di provola (mozzarella affumicata) tagliata a dadini piccoli;

  • basilico;

  • parmigiano;

  • sale, pepe, acqua, pentole, fuoco;

Faccio andare l’olio in padella con aglio schiacciato e pancetta affumicata
tagliata a dadini. Aggiungo un peperoncino intero: un Capsicum annuum
nostrano a forma di corno – forte ma non mortale come certi cultivar esotici
(habanero, naga morich e altre varietà da boutique ). Aggiungo infine le noci
sbriciolate – ma non subito, in modo che non facciano in tempo a carbonizzare.
Un pizzico di pepe ci vuole – è per il profumo.

Contemporaneamente metto a bollire la pasta (in acqua salata e abbondante,
dicono i manuali); la toglierò dal fuoco un paio di minuti prima del suo tempo –
i Cappelletti di Garofalo dichiarano 9 minuti, ma questa pasta venderà cara la
pelle prima di scuocere. Quando è tempo di scolare la pasta (dopo 7 minuti),
aggiungo la provola nella padella e poi la pasta. Salto due minuti scarsi,
giusto il tempo di far sciogliere la provola. Ci vuole proprio la provola
perché la mozzarella normale fa troppa acqua.

Servo immediatamente. In giardino ho qualche pianta di basilico che ho
inavvertitamente lasciato fiorire. Colgo tutti i fiori (sono 5-6 cimette, anche
più profumati delle foglie) e con le mani li sminuzzo nel piatto prima di
spolverare una manciata di parmigiano.

Annaffio con mezza bottiglia di Lambrusco – ci sono più di 30 gradi,
e il vino caldo proprio non mi va giù. L’effetto vasodilatatore del peperoncino
e quello più modesto del vino (10.5 gradi alcolici) mi danno sollievo
istantaneo. Pace dei sensi.

Una macchinetta intera di caffè sigilla il tutto. Invece dello
zucchero, ci metto un goccio di latte di mandorla; è il caffé estivo alla
Juan.

Ci vorrebbe una donna con cui condividere il pasto. Con cui guardare un film,
fare una nuotata, una discussione interessante. Una scopata, magari.
Quest’estate le scopate sono poche ma molto buone. Le donne vicine non
m’interessano o non mi filano; la mia fantasia è accesa da una donna lontana che
non conosco quasi per niente. Eppure… eppure.

<!– Sex-obsessed Italians –>

(Dis)avventure di viaggio: in aeroporto incontro per puro caso un celebre
musicista americano che anni fa ha inciso con me. Hoyadoin’, man, so nice to
meet ya. I’m going to Russia; got a gig with (Dave) Weckl, and you? Convenevoli,
una foto veloce, bye-bye. Un volo cancellato (il secondo in questo viaggio,
cazzo!) mi viene ricompensato con una notte in un albergo di semi-lusso vicino
all’aeroporto.

Nello shuttle che mi porta all’albergo sono vestito in modo mimetico (niente
Armani o simili raffinate italianità) e leggo un libro in inglese. Salgono tre
donne che parlano ad alta voce in italiano, sicure di non essere capite.
“Seguiamolo stu masculone,” dice una di loro; “ca mo’ in vacanza siamo e la
carne deve godere!”. Si riferisce all’autista, un tipo biondo che sarà pure
carino, ma è un po’ troppo giovane per loro, e poi a me me
pare nu poco ricchione
. Io imposto il mio migliore t-hono inglese
ssc-handalizzatou e ssibilo sscandendou: “Sex-obsessed Italians! Only thinking of one
thing. How pathetic!”. La donna capisce le mie parole. È imbarazzata ma non
risponde. La guardo intensamente e sussurro con aria complice: “sono italiano
anch’io, tranquilla… e anch’io penso sempre a quello, hehe!”. Rido.

Più tardi sono seduto a tavola con queste tre catanesi allo sbaraglio. Con la
Sicilia ho un feeling particolare, ma è facile appassionarsi con persone così:
Antonella, Ilde e Valeria sono amichevoli, colte e affascinanti. Mangiamo
piatti internazionali preparati in modo passabile – io prendo un curry di pesce
in stile Thai con riso Basmati. Sorseggiamo birra e poi vino (guardacaso, Nero
d’Avola) alla faccia di chi dice che non si deve mischiare il grano con l’uva.
Loro vanno a Lisbona per quattro giorni di vacanza fra amiche; il mio percorso è
diverso e più complicato. Parliamo del più e del meno: Lisboa, Pessoa, o fado,
os pasteis de Belem, le solite cose. Penso a un’amica che avrebbe potuto
illustrarmi quella città da un lato che non ho ancora mai visto. Racconto la
bella ma breve storia vissuta con questa amica. Loro si appassionano, si
commuovono, pendono dalle mie labbra; giocando bene le mie carte non dovrebbe
essere impossibile un goal. Hanno tre camere singole… hmmm… il pensiero mi
sfiora la mente ma no, non è cosa. Simpatiche sì, ma insomma: c’è un limite a
tutto e poi temo l’effetto Paride. Con un
sorriso e un inchino scherzoso saluto e vado a letto. Non le rivedrò mai più.
Proverò a cercarle su Facebook; chissà che alla fine non leggano queste
righe.

<!– Braccato! –>

Mi viene lo sghiribizzo di vedere l’ultimo Tarantino. Mi viene in extremis: è
l’ultimo giorno di proiezione in un cinema di prima visione e mezza. Ci andrei
volentieri con Akiko, che magari poi indulgiamo anche a un dolcino notturno di
quelli buoni, ma lei è lontana come tutte le donne che significano qualcosa.
Vabbè. Tento di coinvolgere Mario, che mi vuole sempre portare al cinema, ma
proprio oggi ha un chilo di czz suoi da sbrigare. Vabbè. Sento Fausto, che però
peggio che andar di notte: passerà la notte a Cyrodiil. Vabbè, Cyrodiil. Provo a
chiamare Sara, che è
geograficamente avvantaggiata, ma è anti-Tarantino e come prevedibile declina.
Il musicista etnico locale mi dà anche lui buca. Chiamerei una che ho rivisto
dopo tanto tempo la settimana
scorsa
(no, non Piersilvia), ma non ho il numero con me e non voglio fare
giri di telefonate per procurarmelo.

Insomma, alla fine mi decido: non posso lasciarmi influenzare dalla
svaccataggine di chi mi circonda. Vado in ogni caso. Qualcuno lo troverò; e se
non lo trovo, peggio per lei. In effetti una coppia di amici la trovo, così posso
ingollare il drink pre-film in compagnia (per la cronaca: il drink è un old fashioned
passabile).

Bastardi senza gloria – un film di maniera, prevedibile, fumettisticamente violento come al solito: insomma,
delizioso.

Mi rimetto in macchina soddisfatto. Dopo un quarto d’ora, giunto ormai
a 200 metri da casa, vedo una macchina della polizia sistemata in modo
da bloccare quasi del tutto la strada. Non mi fermano. Rallento comunque per
infilarmi nello stretto passaggio lasciato aperto dalla pattuglia. Ho il
finestrino aperto e li sento parlare al walkie-talkie: "Digòs, Xxxxx xxx Xxxxx". Intanto sono arrivato a casa.
Metto la freccia, accosto lentamente. Una macchina scivola alle mie spalle con i
fari spenti tenendosi a rispettosa distanza. Sono carabinieri – due, come al
solito. Scendo lentamente dalla macchina, mi giro verso di loro, che hanno
ancora i fari spenti quindi si vedono bene. Sorrido convinto e accenno un saluto
militare da telefilm. Mentre apro la porta di casa, i militari silenziosi
accendono il motore e fanno manovra per andarsene, ancora a fari spenti.
Seguivano me? Mmh, mi sa che vedo troppi film.

<!– In movimento –>

Parto da Napoli. Mi procuro la cena con una sosta dal kebabbaro di fronte alla
CGIL. Fantasticando, mi chiedo che aria avrebbe un sindacalista in vacanza. Il
kebabbaro è halal, pfui: niente birra. Risolvo grazie al provvidenziale cinese,
mercante senza dio e senza vincoli anti-birra che esercita poco distante.

L’ultimo caffè propriamente detto lo prendo in un bar abbastanza equivoco,
proprio di fronte alla stazione. Una mignotta mi scavalca, chiede scusa, ordina
uno stravecchio. Il barista lo versa scuotendo la testa. Appena lei si allontana
con il bicchiere in mano, mi serve il rituale bicchiere
d’acqua
pre-caffè e lanciando uno
sguardo di disapprovazione ma non privo d’affetto verso l’attempata professionista mi
borbotta: "chella nun ha manco fernuto ‘e se fa’ na
marchetta, e già abbìa a s’a vevere…"
[quella non ha neanche finito di
farsi una marchetta che già incomincia a bersela].

Mi avvio al treno, prendo posto. Partenza in perfetto orario. Pesco dalla mia
capiente borsa un attrezzo adatto e stappo la birra da muratore (660 ml in vetro
marrone; niente strane marche straniere). Mentre spilucco il kebab, lasciando
gran parte della generosa porzione di pane, sorseggio la birra, sorseggio
indolente e guardo fuori dal finestrino. Mi aspettano abbracci e baci, litri
d’acqua e un piatto di mezze maniche pesto e pomodoro.

<!– Nekutarin no sashimi nado –>


pesca noce - nectarine


Sashimi di pesca noce, ネクタリンのさしみ…


Rum & pera


… e dessert di rum e pera, ラムとなし。

Semplicità e materie prime, yum. A parte le pere cosce in foto, ho
trovato certe perette che sono scrocchianti ma anche aerose, come un improbabile
daikon dolciastro. Ottime quasi ghiacciate con rum a temperatura ambiente.

Inauguro una categoria che parla di bere dopo
che Madame ha, forse senza volerlo, sollevato implicitamente la questione.

<!– Juanpari-orange –>

Per me è l’estate del Campari-orange. Ho ceduto all’impulso e acquistato una bottiglia di Campari, che tengo in freezer. Contiene il 25% di alcool e un sacco di zucchero: non ghiaccia. Le arance cu ‘a fronna (locali) sono in frigo.

Juanpari-orange



Bicchiere: collins o highball.

Due dita di Bitter Campari.

Un’arancia spremuta.



Mescolare con un cucchiaino (lungo, d’oh).



Viene più leggero se l’arancia è grossa e il bicchiere è un collins.

Ed eccomi mettere in atto le mie irresistibili strategie seduttive della scuola wine & dine.



CampariOrange@casa.
Cenerò leggero:
ricottella fresca&
pane@legna.Xte?
TequilaSunrise-
bicch troppo
grosso?
GamberiSauté+
crostini@arancia?
Vieni?